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Jacqueline Woodson

Avevo letto “L’ultima estate“, pubblicato nel 1991 nella splendida collana mondadoriana “Gaia”, fra le più belle proposte editoriali degli anni Novanta.

Ho ritrovato una recensione di una ragazza di terza media la cui scuola partecipava a Kids Link, un progetto innovativo che grazie al web permetteva ai ragazzi di comunicare fra loro sui libri letti. Le recensioni  dei ragazzi di quegli anni danno conto di quanti bei libri si leggessero e quanto ricca fosse  la bibliodiversità. “Il libro mi è piaciuto moltissimo, perché con Maizon e Margaret ci si cala nel tema dell’amicizia, un sentimento così importante nella vita di noi adolescenti. Pertanto lo propongo alla vostra attenzione”.

Ricordavo le due giovani amiche di Brooklyn, una orfana di padre e l’altra di madre, e l’atmosfera di incertezza che aleggiava fra le pieghe della storia. Oggi l’ho riletta in lingua, proprio per gustare la scrittura e noto come la poesia, praticata più tardi dalla scrittrice afroamericana, fosse già presente in questo testo.

“L’ultima estate” non è più disponibile in libreria, ed è un vero peccato. Mentre da noi andava, come si dice, fuori catalogo, l’autrice percorreva  una strada che la porterà nel 2014 a vincere il National Book Award per “Brown girl dreaming“, così salutato dalla grande stampa:

“This is a book full of poems that cry out to be learned by heart. These are poems that will, for years to come, be stored in our bloodstream”.
(The New York Times Book Review)
“Moving and resonant…captivating”.
(The Wall Street Journal)
La poesia da un lato, la questione razziale in America dall’altro, sono state le ragioni per le quali   ho seguito Jacqueline Woodson. Sin dai miei primi viaggi negli Stati Uniti, ero rimasta colpita dalla perdurante separatezza. Ancora nel 1989, ad una serata newyorkese mondana, ad un balletto di Twyla  Tharp con musiche di David Byrne, nel grande teatro di Brooklyn, i neri aprivano gli sportelli delle limousine e fra il pubblico il solo afroamericano che avevo individuato era il ballerino di Cotton Club, seduto accanto a Isabella Rossellini. Tutte le file in platea e in galleria erano occupate da wasp.

Poi le cose cambiano: con la  presidenza Obama la cultura afroamericana esce dall’ombra. La poetessa Maya Angelou, nel 2010, riceve la Presidential Medal of Freedom. Michelle e Barack promuovono la lettura sin dal principio: tutti ricordiamo la lettura del Presidente di “Where the Wild Things Are” di Maurice Sendak nel giardino della Casa Bianca, regalata ad un pubblico di piccoli lettori. Nella bella autobiografia di Michelle Obama, l’educazione, la lettura, le arti, sono le vie che portano all’integrazione e che garantiscono la possibilità di emancipazione dal ghetto.

Prima dell’era Obama, la letteratura afroamericana per ragazzi, benché rappresentata da grandi autori e grandissimi illustratori, faticava ad entrare nel mainstream. Aveva collane dedicate, premi come il  Coretta Scott. “There is work to be done”, scriveva nel 2015  il grande scrittore per ragazzi afroamericano  Walter Dean Myers, in un famoso articolo sul New York Times, a proposito del fatto che nei libri per ragazzi del 2014, su 5000 titoli solo 93 vedevano rappresentati afroamericani. Meno dell’1%.

Jacqueline Woodson, ora vicina ai sessanta, anche se sembra sempre una giovane donna, ha raccolto grandi  consensi nel suo paese: è stata designata Young People’s Poet Laureate dal 2015 al 2018, Ambasciatrice nazionale nel biennio 2018-2019 ed é arrivata a scuotere anche la vecchia Europa, che le ha attribuito i premi più importanti: l’Astrid Lindgren Memorial Award nel 2018 e l’Hans Christian Andersen Award oggi.

Di recente l’editore fiorentino Clichy ha cominciato a tradurla, anche se non per un pubblico giovanile. Ma di recente altri autori afroamericani sono stati tradotti e giova ricordare che la Bologna Children’s Book Fair, nell’edizione del 2019, ha dedicato una bella mostra agli illustratori afroamericani.  Ci siamo stretti con amicizia intorno a loro perché Black Lives Matter. Anche il Pulitzer a Colson Whitehead è un bel segnale!

(fotografia tratta da www.jacquelinewoodson.com)

 


Grazia Gotti

Laureata in Pedagogia, co-fondatrice della Libreria per ragazzi Giannino Stoppani e dell’Accademia Drosselmeier, scuola per librai e giocattolai. E’ membro di IBBY Italia.


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