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Una savia bambina. Gianni Rodari e i modelli femminili

Che cosa potremmo dire di Gianni Rodari che non sia già stato detto, penserete. Che fosse un grandissimo scrittore per bambini lo sappiamo; che ha smontato il linguaggio valorizzando persino l’errore come spunto creativo, anche. Ma, in occasione del suo centenario, ciò che non abbiamo ancora realmente apprezzato è l’enorme portata del suo contributo didattico e civile.

Rodari passa ancora troppo spesso come “quello delle filastrocche”: ma era prima di tutto un giornalista, e prima ancora un antifascista militante con le idee molto chiare su quali fossero i valori sui quali costruire una società realmente democratica.
E per Rodari, il primo valore sul quale deve poggiare la società è la reale uguaglianza di tutti i cittadini; e ne era talmente convinto che è sicuramente grazie a questo suo profondo sentimento di ingiustizia di fronte alle schiavitù di ogni tipo che, ben vent’anni prima delle rivendicazioni femministe degli anni Settanta, è stato in grado di elaborare e proporre con continuità un modello di reale parità di genere.

Il saggio che approfondisce questo tema si intitola “Una savia bambina” (Settenove) e propone, in cinque capitoli, altrettanti percorsi sui principali temi che dibattiamo ancora oggi quando ci troviamo ad affrontare il tema della disparità di genere. I percorsi sono Il corpo, Il lavoro, Il matrimonio, La famiglia, I modelli educativi: sono costruiti raccogliendo migliaia di citazioni che testimoniano della profondità e della pervasività della riflessione di Rodari sulle questioni di genere e sulla volontà di proporre modelli di uomo e di donna del tutto nuovi.

Gli obiettivi del saggio sono evidenti: valorizzare un aspetto della poetica rodariana da sempre misconosciuto, ma anche offrire a insegnanti, genitori ed educatori del materiale originale da utilizzare con i bambini e i ragazzi. Il volume infatti contribuisce a riportare alla luce molti dei testi di Rodari che con il tempo sono stati quasi dimenticati (come “Atalanta”, “La bambola a transistor” o “Il robot che voleva dormire”) e che invece costituiscono la sua produzione forse più dissacrante e originale. Rodari aveva il dono straordinario di mettere in ridicolo attraverso il paradosso ciò che non funzionava nei ruoli tradizionali, ma al contempo proponeva sempre dei modelli positivi, fondati sul rispetto dei talenti di ciascuno e sulla solidarietà.

Infine, la produzione di Rodari viene analizzata nel suo complesso, comprendendo anche l’opera giornalistica (ha scritto per molti anni per “Noidonne”, per il “Giornale dei genitori” – di cui poi è diventato il direttore – e per molte altre testate, rivolgendosi a insegnanti, genitori e figure di riferimento), non solo per evidenziare la coerenza valoriale della sua produzione, ma soprattutto per sottolineare un fatto che per Rodari era fondamentale: ovvero che per educare bene i bambini è necessario educare prima di tutto se stessi.

nota a margine:
Lo so, è bizzarro che un autore recensisca da sé il proprio libro. Si pensa subito che non possa essere imparziale, e in ogni caso che sia un po’ narcisista. Ma questa recensione in realtà non riguarda me: riguarda lo straordinario, indimenticabile lavoro sull’equilibrio di genere che Gianni Rodari è stato capace di concepire e proporre. Spero, in questo saggio, di avergli reso il tributo e il riconoscimento che merita.

Marzia Camarda, Una “savia bambina”. Gianni Rodari e i modelli femminili, Settenove


Marzia Camarda

Imprenditrice culturale seriale, editor, saggista; esperta di letteratura comparata, didattica, gender balance, strategia, innovazione; mentore, civil servant, è consigliera di Piccolindustria con delega all’editoria, consigliera del Museo Nazionale del Risorgimento, consulente indipendente per la Commissione Cultura VII della Camera dei Deputati.


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