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Raccontare Mamma Lingua: cronaca del laboratorio con gli studenti di Creatività e Design dello IUSVE

Giovanna, aiutata da Matilde, spiega agli studenti la lettura dialogica di “Un libro” di Hervé Tullet

Non vi nascondo che quando Università IUSVE mi ha chiesto di collaborare a un laboratorio su Mamma Lingua con gli studenti del secondo anno del Corso di Laurea Magistrale in Creatività e Design della Comunicazione, tanto era il mio entusiasmo di affrontare questa nuova sfida con i ragazzi, quanto la preoccupazione di non riuscire a comunicare loro il valore del progetto. Quali assi del piccolo, grande lavoro di Mamma Lingua verso la multiculturalità e la promozione alla lettura e delle poche risorse non profit che abbiamo potevo spendermi per attrarre l’interesse di studenti di comunicazione, che respirano ogni giorno nelle aule la sfida di grandi battaglie orientate al mercato del profitto, con massicce strategie di marketing? Target, campagne promozionali, competitor, sfide, performance non sono la semantica del nostro impegno, fatto piuttosto di valori, passione, condivisione, talento, esperienza, cura, lettura e anche di una giusta lentezza e, una volta entrata in aula, avrei potuto vedere la delusione nei loro occhi difronte alla mia proposta. “Non ti preoccupare” mi dice il loro professore “Sarà un’occasione formativa, li farà riflettere anche sul mondo della multiculturalità e dell’inclusione”.

Quello che chiedo ai ragazzi è di scatenare la loro creatività per tradurre la missione e i valori del nostro progetto, che Graziella Favaro ha declinato magistralmente nel Manifesto di Mamma Lingua, in un sistema visivo coerente e coinvolgente, che si trasformi in materiale di comunicazione nuovo, fresco, originale. Da qui nasce l’esigenza di lavorare con loro, che presto diventeranno giovani professionisti.
Il cosa del progetto gli studenti l’hanno capito. Concentrati, hanno preso rigorosamente appunti tutto il tempo sui loro computer e tablet digitali. Qualche domanda però ancora rimane… sul come e il perchè. Come i libri e la lettura dialogica creano un collegamento, un ponte tra genitori e bambini e poi tra culture e lingue diverse.

Nel progetto sviluppato da Elia Pavan, Valentina Bolzan, Silvia Chiafele, Annachiara Prati, Anna Pellizzaro vengono ripresi gli aspetti simbolici dell’identità di Mamma Lingua: il seme, elemento primordiale, è il bambino pronto a scoprire il mondo, crescere, imparare; il vaso che lo contiene sono le sue origini, la sua lingua, le tradizioni culturali che lo accolgono e lo nutrono. Per aiutarlo a crescere nel mondo c’è bisogno di una mano che raccolga il seme e lo ponga nel terreno e dell’acqua che ne permetta la sopravvivenza, che è la missione di Mamma Lingua. Il terreno sono libri e storie da condividere, per crescere tutti assieme.

Non si può parlare di lettura dialogica, penso… bisogna fargliela sperimentare e quindi domando: “Chi di voi sa cos’è Nati per Leggere?”. In fondo all’aula una ragazza alza la mano, il suo nome è Matilde, come il personaggio di Roald Dahl. Con il suo aiuto spiego brevemente ai suoi colleghi la filosofia che sta dietro alla nostra associazione e quindi la chiamo accanto a me. “Vuoi aiutarmi?”, le chiedo, e tiro fuori da un piccolo tesoretto di album illustrati che porto sempre con me il meraviglioso “Un libro” di Hervé Tullet. Nella prima pagina appare una pallina gialla. “Premi con il dito la pallina” le dico. Matilde, un po’ incredula per la richiesta, la tocca e io giro la pagina. Ora le palline gialle sono due. “Premi la stessa pallina ancora una volta” e Matilde esegue, finchè le palline diventano tre e poi ne sfrega una e quella diventa rossa, e poi le palline si moltiplicano e tutte quelle palline colorate le posso far scivolare sul bordo sinistro della pagina e poi a destra e così via… I ragazzi sono incuriositi, divertiti. Sgombrati i dubbi e gli interrogativi ora stanno giocando con “un libro”! Che bello, penso, quale magico ponte si è generato tra loro e quel libro interattivo di Tullet tutto da toccare, da giocare. Il loro tocco passa dal tablet alla carta in un’esperienza di lettura che parla, tanto ai piccoli, quanto ai grandi.

Il concept studiato da Davide Sarappa, Francesca Angelozzi, Alessandro Caminiti, Divina Cecchetti e Matilde Mischi, riprende e ripensa l’immagine originaria di Mamma Lingua, ma la circonda di una varietà di codici cromatici e personaggi tutti diversi tra loro, che si ricompongono sempre in forme nuove e armoniche. Nel concept del video il personaggio principale della storia viaggia da uno stato di solitudine e spaesamento verso un nuovo mondo, fatto di tanti colori e culture diverse, in un unico grande abbraccio, compreso tra due segni gialli e solari, che suggeriscono nella loro struttura essenziale sia un libro aperto che un ponte.
I dieci punti de “Il Manifesto di Mamma Lingua”, scritto da Graziella Favaro, ritradotto dagli studenti in un set di manifesti.

La strada è aperta. Ora comincio a tirare fuori dalla mia cassetta degli attrezzi anche “Brucoverde” e “Piccolo blu e piccolo giallo” e subito dall’aula sale improvvisamente un mormorio diffuso: “Quello me lo ricordo!” esclama una studentessa “Lo leggevo da piccola!”. A lei si uniscono complici le voci di altri colleghi, felici di condividere la stessa esperienza comune. Chissà… dal loro stupore, penso, forse i ragazzi non credevano che i bambini di oggi potessero leggere ancora le storie che leggevano loro da piccoli e un ponte di libri già collega la cultura di queste due generazioni lontane, anche se i più piccoli non vanno ancora a scuola e gli studenti in aula la stanno già concludendo.

La sorpresa più grande, tuttavia, doveva ancora arrivare. Sullo schermo d’un tratto appaiono di nuovo le copertine di “Brucoverde” e “Piccolo blu e piccolo giallo”, ma questa volta il titolo e gli autori sono scritti in caratteri cinesi. E poi spuntano altre copertine, in arabo, albanese, francese, inglese, rumeno, spagnolo, mentre io racconto loro come tutte queste storie possano essere un ponte, una rete che collega bambini che parlano lingue differenti e li fanno convivere all’interno di un’esperienza comune: quella di essere figli della loro lingua, anche se lontani dal loro Paese o dalla loro cultura di origine, perché sono – e noi con loro – cittadini del mondo.

Nello studio di immagine dinamica ideato da Marta Fochesato, Elisa Bocus, Martina Peruzzo, Matilde Tirittico, e Marta Vivaldi per Mamma Lingua, gli elementi del logo si riconfigurano secondo diverse forme e significati: la figura di una chiocciola che viaggia portando con sè la propria casa, che simbolizza le proprie tradizioni e la propria cultura; una “M” e una “L”, iniziali di Mamma Lingua dal cui incrocio esce la figura di una casa; una sorta di tangram che si scompone e ricompone in molteplici figure, segno di dialogo e condivisione di culture diverse che ci rendono unici nello stare assieme.
“Il Manifesto di Mamma Lingua” di Graziella Favaro, ritradotto dagli studenti in 10 claim principali e in un set di cartoline

La mattinata del briefing, come dicono allo IUSVE, è finita. I ragazzi sono sereni e divertiti, si sente un po’ di carica nell’aria. Qualcosa penso di aver seminato. Nel pomeriggio di quello stesso giorno cominceranno già a lavorare sull’identità di Mamma Lingua e la tradurranno in analisi, progetti, forme, figure, contenuti e materiali. Io me ne vado con un arrivederci che durerà dieci giorni, quanto è il tempo che trascorreranno ad analizzare quello che ci siamo detti e a produrre i loro elaborati, prima che io torni a vederne i risultati. Il professore mi sorride soddisfatto. Pochi giorni dopo, mi racconta che già la seconda mattina alcuni studenti si erano presentati in aula portando degli albi illustrati, comprati in libreria o ritirati dalla biblioteca il giorno prima. Una di loro, Anna, era rimasta attratta addirittura da un libro in simboli per la comunicazione aumentativa e l’aveva acquistato. Altri erano rimasti affascinati dall’universalità dei silent book e qualcuno aveva compreso quanto fosse importante per chiunque nutrirsi di quell’immaginario e di quella letteratura. Il ponte si era consolidato e gli studenti cominciavano a vedere la lettura per l’infanzia da una nuova inedita prospettiva.

Nicole Giacobazzi, Francesca Marino, Giovanni Montagnana, Jessica Pellicciari riprendono per Mamma Lingua una connessione fluida di elementi organici e astratti che pur confondendosi morbidamente tra loro in figure armoniche, mantengono inalterata la loro identità, generati da una matrice di codici cromatici primari e forme universali.

Il giorno finale della presentazione dei lavori è però quello che ricordo con più stupore ed emozione. I protagonisti ora erano loro, la loro immensa creatività, le loro idee e ovviamente, al centro, Mamma Lingua.
Avevano tradotto quello che avevo loro raccontato in mappe concettuali, integrando pure le loro idee e sensazioni e le hanno poi alimentate cogliendo i punti di forza del linguaggio e della comunicazione di quanti in Italia e nel mondo si occupano di promozione alla lettura e di multiculturalità, individuato le persone a cui Mamma Lingua si rivolge e studiato i diversi scenari e le buone prassi, estrapolato i valori semantici del messaggio ritradotti in frasi e contenuti di impatto che esprimessero in maniera immediata ed efficace la visione di Mamma Lingua e il suo manifesto, differenziandoli per destinatari e canali di comunicazione…

Lo studio di Serena Casellato, Mirco Ferrazzi, Alex Marangoni, Fanny Nardi, Laura Ruffato per Mamma Lingua parte dal concetto di narrazione come elemento costitutivo della crescita di un bambino, terreno di connessione con la storia di ciò che lo circonda, perchè raccontare significa ricordare e nel ricordare stanno le nostre radici. Da qui non solo la necessità di condividere le nostre storie, ma anche crescere assieme con tante storie diverse che diventano memoria universale.

Io me ne stavo a guardare, uno dopo l’altro, i progetti sullo schermo del proiettore: analisi, mappe, schemi, forme, palette di colori e caratteri tipografici di tanti alfabeti diversi che poi, come per magia, si materializzavano in poster, cartoline, pieghevoli stampati, segnalibri, animazioni video, pagine web, schermate di app per dispositivi mobili e perfino magliette che ora Mamma Lingua custodisce gelosamente. Sì, perchè la collaborazione tra Mamma Lingua e IUSVE si è trasformata in un grande capitale di idee e valori che i ragazzi hanno saputo plasmare e far sì che si materializzasse. Questo capitale comprende il loro tempo, la loro passione, la loro curiosità, la loro creatività, perchè a motivarli non è stato il risultato accademico che non prevede un voto, ma soprattutto la loro grande sensibilità.

Ecco perchè è giusto che questo prezioso capitale che i ragazzi hanno regalato a Mamma Lingua venga condiviso e raccontato a tutti. Gli studenti IUSVE, infatti, ospiti di AIB, presenteranno i loro progetti alla Bologna Children’s Book Fair (mercoledì 1 aprile 2020 dalle 13:30 alle 16:30 in Sala Bolero) e alla Giornata di Nati per Leggere Lombardia (mercoledì 25 marzo 2020).

Protezione, relazione, sicurezza, cura sono i codici semantici chiave da cui è partita l’analisi dell’identità di Mamma Lingua di Alessia Diotto, Federico Liva, Camilla Pozzebon, Carlo Andrea Ross e Alessandro Trevisan. Tutto ciò è stato riassunto in un unico concetto: il porto. Il porto, luogo di relazione e scambio, accoglie viaggiatori da ogni parte del mondo: ognuno di essi arriva con la propria valigia fatta di storie e racconti da scambiare e condividere. Il progetto “Storie in Valigia” prevede la creazione di porti Mamma Lingua nelle città italiane con più presenza migratoria allo scopo di far conoscere il progetto favorendo la relazione e lo scambio di storie in prima persona. Genitori, bambini ed educatori possono recarsi con i propri bagagli di storie portando concretamente i propri racconti che potranno scambiare con i libri del catalogo Mamma Lingua, oltre che leggerli assieme sul momento. Ad ogni passaggio in una città diversa, la libreria Mamma Lingua si arricchirà di nuove storie dal mondo che potrà condividere con le località successive.
Gli studenti del secondo anno del Corso di Laurea Magistrale in Creatività e Design della Comunicazione (A.A. 2019/2020, Università IUSVE, Campus di Venezia) che hanno studiato e realizzato la nuova immagine di Mamma Lingua durante il Digital Media & New Technology Lab

Giovanna Malgaroli

Giovanna Malgaroli è una bibliotecaria che ha lavorato presso alcune biblioteche comunali in provincia di Monza e Brianza dal 1984 al 2004. Dal 2009 collabora con Il Centro per la salute del Bambino per la Segreteria del programma Nati per Leggere occupandosi in particolare dei rapporti con gli editori e le biblioteche. Dal 2014 al 2019 ha rappresentato Nati per Leggere nel Comitato direttivo di IBBY Italia.


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