Blog


I no per volare

«Credo che l’ordine e la disciplina siano socialmente indispensabili, ma non dimentico che sono sempre stati i grandi indisciplinati a cambiare il mondo: i rivoluzionari sono dei disobbedienti».
(Gianni Rodari, Giochi nell’URSS. Appunti di viaggio, Einaudi, 1984, p.18)

Sono le parole annotate quarant’anni fa da Gianni Rodari nel suo diario di viaggio nell’URSS, soggiorno che durò un paio di mesi (dal 30 agosto al 28 ottobre 1979). In quell’occasione, ebbe modo di conoscere più da vicino bambini e ragazzi russi e la società che li educava.

Fra le tante osservazioni e riflessioni, non mancò di rilevare come quei giovani paressero condizionati, per certi versi privi di spirito critico, perché la gente intorno a loro «tollera qualsiasi cosa senza protestare, aspettando che altri, in alto, agiscano. Crede nell’impresa grandiosa di fondo e nelle grandi imprese che la costruiscono, ma sopporta con una pazienza sconfinata il distacco tra quei progetti e la realtà quotidiana, i cento piccoli e grandi problemi della vita individuale» (ibidem, p. 152).

Nella sezione bibliografica di BILL – Biblioteca della Legalità, che conta 202 titoli ed altrettante storie di legalità, responsabilità e giustizia, emerge un filone decisivo nell’ottica della cultura dello spirito critico e del senso civico: la capacità di dire no alle ingiustizie.

Fra i tanti protagonisti dei volumi in elenco, impegnati spesso in una solitaria battaglia per il rispetto di sé e degli altri, vale la pena soffermarsi sul no corale dei componenti della squadra di rugby del romanzo Mar del Plata di Claudio Fava (Add editore, 2013).

La storia è ispirata a quella realmente accaduta in Argentina: diciassette ragazzi de La Plata Rugby Club dissero no al regime militare di Jorge Videla, a quella guerra “sucia”. E lo fecero continuando a scendere in campo: prima di ogni partita, per ricordare il loro compagno di squadra Hernán Roca, desaparecido nel 1975, anziché osservare un solo minuto di silenzio, lo prolungarono a dieci lunghissimi minuti. Una scelta che li avrebbe condannati a morte, uno dopo l’altro, sino al 1978.

Se è vero che nel rugby vale il principio di “avanzare, sostenere, continuare”, è anche vero che a volte, per avanzare, occorre respingere e rifiutare. Li uccisero tutti, tranne uno, ma quello spirito di resistenza ha segnato una vittoria del pensiero. Un pensiero di libertà.

Il libro nasce per un pubblico adulto, ma i curatori del progetto BILL hanno volutamente creato uno scaffale dove il mondo dell’infanzia e dell’adolescenza incontra quello degli adulti.

In cinese, il pittogramma per esprimere la negazione no è (bù). Si compone di un tratto orizzontale posto in alto che rappresenta il cielo, e di tratti sottostanti 小 che raffigurano un uccello. E’ forse nell’etimologia del no cinese, un uccello che vola via nel cielo, che possiamo leggere il significato più profondo di quello pronunciato dai rugbysti di Mar del Plata: un no che porta in sé l’idea di libertà, che schiude le ali oltre i soprusi e le ingiustizie.

Un volo che ci ricorda quello spiccato nell’albo illustrato Gli uccelli di Germano Zullo e Albertine (Topipittori, 2010). Perché anche un no, che potrebbe sembrare un solo minuscolo dettaglio, può diventare immenso. E cambiare il mondo.


Annalisa Molle

Laureata in Scienze della Comunicazione all'Università di Bologna. Si è occupata di comunicazione aziendale, pubblica ed istituzionale, in particolare in campo ambientale. E' stata consigliere nazionale dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica ed Istituzionale. E' socia di IBBY Italia.


Condividi

Ti potrebbe interessare anche

Primavera di poesia


8 Aprile 2020

La danza delle rane


7 Aprile 2020
Sostieni IBBY Italia!
Fai una donazione
Consiglia agli amici
Condividi sui tuoi social