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Ero straniera tra stranieri

«Ero straniera tra stranieri, ma il mio cuore non provava odio bensì compassione. Non compassione per i singoli individui, che la meritavano solo in parte, bensì per la natura umana in generale, che nella sua limitatezza permetteva che accadessero cose del genere».

Lo scrive Jella Lepman, all’inizio di “Un ponte di libri”, raccontando del viaggio nella Germania del 1945, quando ritorna sui “suoi” luoghi, come quello della sede del quotidiano Tagblatt a Stoccarda, dove ritrova persone che avevano continuato a lavorare durante il regime nazista, ora felici che “l’incubo fosse passato”.

Con poche parole descrive il suo sgomento e, subito dopo, parla di compassione.

Era ebrea Jella. Dalla Germania era scappata per non farsi ammazzare, lei e i suoi figli. E ci è tornata capace di compassione. Capace di costruire qualcosa che sarebbe andato al di là dei singoli individui, qualcosa che avrebbe potuto intervenire sulla natura umana, forse perché fosse sempre meno incline a permettere che, orrori come quello provocato dal nazismo, potessero nuovamente accadere.

Ha costruito una biblioteca. E che biblioteca!

È dura la lotta contro la “limitatezza” della natura umana, lo stiamo vedendo con i nostri occhi.

Qui, nel nostro occidente, ricco e troppo poco consapevole di quanto abbia e dell’uso che fa delle sue possibilità. Gli adulti urlano l’un l’altro, mostrano intolleranza, chiedono divisioni, costruiscono muri. E insegnano a bambini e a bambine diffidenza e odio.

Nei paesi più poveri i bambini e le bambine crescono deprivati, nutriti di odio anch’essi verso i nemici, verso chi li bombarda o non li accoglie. Vi sarà capitato di vedere il video di Francesca Mannocchi girato nello Yemen e di incontrare gli occhi di quei bambini. E di pensare che forse quei bambini sono cresciuti con il desiderio di vendicarsi, di diventare piloti che bombardano le case di chi li ha bombardati.

Difficile esercitare quel sentimento che si chiama compassione per noi umani. Non impossibile. Jella Lepman la chiave la trova e mostra una strada che non può essere abbandonata: quella di costruire ponti di pace. Anche se si è addolorati, arrabbiati, il sovvertimento è salvifico: non alimentare l’odio, ma nutrire la pace. È il nostro compito di adulti responsabili, un nostro dovere: essere lungimiranti e consapevoli che escludere, odiare, dividere non semina altro che tempesta.

La compassione è uno tra gli atteggiamenti umani che può aiutarci e sostenerci nel costruire ponti. Ce ne sono molti altri, che vanno oltre i nostri limiti naturali, che possono essere esercitati da cervelli pensanti. Come lo sono i cervelli che leggono. E quindi sì, continuiamo a creare ponti di libri.


Della Passarelli

Della Passarelli è nata e vive a Roma. Nel 1990 ha fondato la Sinnos, casa editrice per bambini e ragazzi. La convinzione che i libri, la loro diffusione e l’accesso garantito alla lettura siano vitali per una società democratica, più giusta e con più speranza per il futuro, ha spinto lei e la Sinnos a realizzare diversi progetti nazionali per il sostegno alla lettura, fra cui "Le Biblioteche di Antonio”. Per le stesse ragioni è socia di IBBY Italia da diversi anni, partecipa ai suoi progetti e iniziative e dal 2017 è membro del Consiglio Direttivo in rappresentanza di AIE – Associazione Italiana Editori.
Insegna “Lingua e letteratura italiana” all’American University of Rome


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