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Antigone sta nell’ultimo banco

Parto da un tempo lontano. Insegnavo da poco lettere alle scuole medie e il gruppo di teatro aveva deciso di mettere in scena l’Antigone. Avevo un collega filosofo che teneva lezioni di storia appassionanti, una brava insegnante di educazione artistica e abile in lavori di sartoria, una ex olimpionica, con la passione per la danza, che insegnava educazione fisica, un insegnante di applicazioni tecniche che immaginava un futuro tecnologico mentre portava gli studenti sulle pendici del Cimone. Da un gruppo di adulti, giovani e un po’ sconnessi, uscì un’Antigone degli anni ’80, appassionata e fragile, metropolitana e antica.

Ho letto molti libri di Francesco D’Adamo: sarebbero stati perfetti anche per i miei ragazzi di allora, golosi di contemporaneità e perfetto sarebbe stato il romanzo “Antigone sta nell’ultimo banco”, un testo in cui trova dimora la conflittualità del quotidiano, la complessità delle relazioni, il conflitto sociale, la salvaguardia dei diritti, la speranza. C’è la voce di Sofocle nelle pagine che, attraverso la figura delle giovane greca, racconta una storia di potere, di tirannia, di ribellione a leggi ingiuste.

L’Antigone di D’Adamo si chiama Jo, una ragazzina di 13 anni, caparbia e anticonformista. Abita in una cittadina del Nord Italia, ha slancio e desiderio di cambiamento. E’ attenta a ciò che le accade attorno, è nemica dell’indifferenza, della voluta cecità.

Come l’eroina della tragedia greca si trova di fronte ad un corpo trovato morto, abbandonato, che chiede una dignitosa sepoltura; alza gli occhi e vede i ragazzi del “Popolo del Fiume”, quelli che vivono accampati sotto l’Argine Grande in baracche improvvisate e che d’un tratto perdono il velo dell’invisibilità e diventano una silenziosa presenza che parla alla coscienza. E ciò che per gli altri è scomodo al cuore e alla ragione, per Jo diventa motore di una battaglia per il riconoscimento e la difesa della dignità della persona.

La rappresentazione teatrale, che saluta la fine dell’anno scolastico, si confonde con i fatti della vita reale e Antigone e Ismene, Jo e Claudia, divise nel dolore di scelte diverse sulla scena, recitano all’unisono:

“Io sono fatta per condividere l’amore e non l’odio”.

Anche noi lettori, giovani e meno giovani, possiamo usare la nostra voce per dichiarare da che parte stare.

Francesco D’Adamo, Antigone sta nell’ultimo banco, Giunti, 2019


Silvana Sola

Laureata in pedagogia. Si occupa di letteratura per ragazzi; è formatore in percorsi pedagogici rivolti agli adulti, in progetti di promozione ed educazione alla lettura; docente in corsi di formazione e master sul visivo, sull'arte, sull'illustrazione, sui temi della legalità e del diritto. Docente in Storia dell'illustrazione e coordinatrice del Biennio Specialistico in Illustrazione all'ISIA di Urbino. Co-ideatrice dell'Accademia Drosselmeir (corso di alta formazione per librai per ragazzi e cultori della letteratura per l'infanzia e l'adolescenza), della Libreria per Ragazzi Giannino Stoppani di Bologna, della Cooperativa Culturale omonima. In partenariato con realtà museali europee ha contributo a Didart, progetto di Didattica dell'Arte. Dal 2013 è presidente di IBBY Italia.


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