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Per tutto il resto c’è Netflix

Vabbé. Bentornati a casa.

A scuola.

Che per molti è casa. Lo è davvero.

Però non voglio parlare di relazioni educanti. Di tessiture preziose. Di fili incantati.  

Ho in mente chi nelle aule, per la maggior parte del tempo, è deputato a tacere. 

Buon inizio, ragazze e ragazzi. 

Questo sarà un autunno e un anno nuovo importante. Come tutti i vostri anni, certo. Ma stavolta di più. Parecchio di più.

Sono successe cose, negli ultimi tempi.

Per esempio, l’odio.

Come una bestia ferita ha tirato fuori la testa dalle fogne e ha sparso schifoso veleno.

Molti di noi non erano preparati a tanto orrore. E neppure voi.

Però restare contagiati dall’odio è un attimo, anche meno. 

Per questo, la prima preghiera che vi faccio è questa: se ve lo ritrovaste dentro  – e in questo maledetto meraviglioso paese è probabile – e non potrete fare a meno di espellerlo, fatelo con quelli come voi che si sono fatti crescere un po’ di corteccia sul fegato, non con quelli che resterebbero a terra, perché chi trae soddisfazione dalla fragilità di chi resta a terra, dispone di una sola parola che lo rappresenta: vigliacco/a. 

E di un vigliacco adulto te ne fai una ragione.

Un ragazzo vigliacco è uno spreco intollerabile, un dolore lancinante, credi.

Crescere è un tempo di gioia, di rincorse, di energia che tira schizzi in cielo, di sere senza nessuno da cercare, e poi di sere che sei ombelico del mondo. E’ un tempo di tutto, o di niente. 

L’odio è da tutt’altra parte di tanta grazia. E sapeste che sofferenza quando lambisce voi.

E allora, come antidoto: c’è urgenza che apprendiate la cognizione delle risate liberatorie e del dolore urlato. Non è più tempo del coraggio cauto. Di arrampicate protette, di slanci tiepidi.

Camminateci dentro, in questo benedetto mondo. Guardatelo. Sognatelo. A occhi aperti, però.

Cercate la faccia che avete, che sta dentro, e non è quella che vi dicono di mettere in bella mostra. Non sempre, almeno. 

Fatelo, nonostante noi.

Nonostante le incertezze a immaginare il futuro. 

Voi, che fate tenerezza perché da una parte vi si chiede di essere perfetti e competitivi, motivati e coraggiosi, resistenti e consapevoli. Dall’altra, agitiamo sotto i vostri occhi gli spettri di urgenze e ultimatum apocalittici: il cambiamento climatico, le migrazioni epocali, le guerre nucleari, le isole di plastica, la violenza di stato.

Siete gli sdraiati con le passioni stanche, ma siete anche quelli che salveranno il mondo.

Possibile? C’è qualcosa che non torna, ragazzi.

Per tutto il resto c’è Netflix. Intrattenimento emotivo intelligente.

A ogni frame le emozioni scavalcano nuovi confini alla velocità della luce. Il campo emotivo vostro è disseminato di stati d’animo esplosivi che alla fine implodono dentro, e tutto diventa un già visto già detto già fatto. Emotivamente siete avanti grazie a Netflix, sul divano di casa. Insieme a noi adulti. Ma diversamente abili nel guardare. Quando noi abbiamo gli occhi lucidi, voi ci dite: ma è un film. No.

Abbiate pazienza. Vi si vuole bene, ma un film è una cosa diversa. Ti può cambiare la vita per sempre. Un film ti può far credere di non aver mai vissuto fino a quella sera che hai visto “C’era una volta in America”.

Una piattaforma a rilascio compulsivo di emozioni è altro, è buona per intrattenere gli ormoni. 

Il film è un’opera d’arte, Netflix è un’opera di marketing felicemente trasversale.

Per fortuna avete molte più energie emotive di quante ve ne succhia Netflix e, tornando al mondo, alla scuola e alla vostra dirompente fisicità, ridiventate ciò che siete, ragazzi e ragazze con i cuori che oscillano nel vuoto. 

E a proposito di cuori, eccovi l’ennesima urgenza a cui vi chiamiamo.

Occorre cercare insieme, voi e noi, parole nuove di sommessa speranza.

Perché il verbo sperare si declina pienamente nel futuro, qualunque esso sia. E il futuro è affare vostro.  

E poi gli adulti la speranza non la sanno più cercare. Non siamo più abituati a cercare dove la si trovava sempre: nelle cuciture delle tasche di vecchi vestiti. Sì, lì rimanevano quei sassolini che vedevamo sulle spiagge o nei boschi. Li tiravamo su perché erano belli, o perché erano soli, pensando che ci avrebbero ricordato quella magnifica giornata.

Poi li dimenticavamo nelle tasche e loro entravano dentro le cuciture, per restarci attaccati. Erano i giorni che si raccoglievano le conchiglie o i sassolini senza un motivo utile, per avere accanto il bene dei momenti felici. La speranza, come quei sassolini, noi adulti ce la siamo dimenticata nelle cuciture di giornate piene di cose utili, di cose sazie, di cose importanti. La cerchiamo quando ci troviamo in quelle giornate meschine, piene di cose che ci fanno paura. E’ una speranza a tema, secondo il problema quotidiano. Non siamo più abituati a cercare la speranza per avere accanto il bene dei momenti felici. Eppure, voi lo sapete, è solo quella che si conserva per sempre, che non si rovina, che torna utile quando si rompono le cuciture.

Poi è arrivato il momento di dirvi un’altra cosa. Per ragioni diverse – ma soprattutto perché vi amiamo (certo) – vi facciamo credere che senza noi adulti educanti non possiate fare niente. O che sbagliereste. Vi facciamo anche credere che sarete soddisfatti della vostra vita futura solo se dentro ci schiafferete soldi e successo, non troppo degli uni e dell’altro, che eticamente è scorretto, ma quel tanto che basta a non invidiare il prossimo vostro. 

Allora, state attenti al bene nostro. Cercatene le crepe e chiedeteci conto, non vi lasciate addomesticare dalle nostre cattive convinzioni, dai nostri valori usati e usurati, dai nostri consigli per obiettivi. Chiedeteci conto. Dubitate. In classe, a casa, in ricchezza e in povertà, in salute e in malattia.

Chiedeteci conto soprattutto dei silenzi, più ancora delle omissioni, dell’indifferenza e della nostra presenza dentro la storia, oggi.

E se avrete domande, non tenetevele appese in testa che poi scivolano dentro lo smartphone e finiscono per intrattenervi il cuore, invece di spezzarlo. Se non vi si spezza ogni giorno, a 15 anni, il cuore muore.

Cercate gli occhi dell’adulto in carne e ossa e non smarritelo quando incontrate uno sguardo che intuite bello. Perché sono quegli sguardi che possono accompagnarvi sulle strade per cambiare il mondo. 

E che il mondo deve cambiare lo sapete meglio di noi. 

Prima di cambiare il mondo, c’è da guardarti accanto, però. 

E’ il modo in cui sarai accanto a chi è nessuno per te, è il tempo che passerai a chiederti se hai sbagliato o se potevi fare meglio con costoro, che misurerà la percentuale del mondo accanto a te che cambierai. 

E adesso, l’ultimo auspicio. Certo, è di parte. Ma è il difetto mio.

Credete nei libri, se sentite la necessità di sognare. Fidatevi delle storie. Non di tutti i libri e di tutte le storie, ma ascoltatene la voce e poi decidete se è la vostra. La storia che c’è dentro vi apparterrà se riconoscerete qualcosa di voi: sappiate che da quel momento non vi sentirete più soli. 

E’ vero anche il contrario, però. La lettura del libro che ci catapulta in un universo distante dal nostro, mai visto né immaginato, rilascia una sostanza strana nell’aria, un desiderio di entrarvi, viaggiando attraverso le pagine. Non ve lo perdete quel viaggio, o non saprete mai di che materia sono fatti i sogni che spezzano il cuore. Per tutto il resto, c’è Netflix.

(Illustrazione di Squaz, per IBBY Italia)


Daniela Palumbo

Giornalista e scrittrice per l'infanzia, Daniela scrive di uomini e donne, di ragazze e ragazzi, di bambini e bambine. Spesso racconta temi difficili, nella ricerca della bellezza. Non c'è contraddizione: in tutte le storie difficili gli esseri umani manifestano (anche) la Bellezza. Quella che cambia la prospettiva e modifica lo sguardo. Daniela lavora nella redazione del mensile di strada "Scarp de' Tenis" (Caritas Ambrosiana) e ha pubblicato più di 25 libri per ragazzi con diversi prestigiosi editori italiani tra cui Giunti, Piemme, Mondadori, San Paolo, Einaudi, con cui ha vinto molti premi letterari tra cui il "Premio Battello a Vapore Piemme 2010" per il libro "Le valigie di Auschwitz". I suoi libri sono tradotti in Cina, Argentina, Spagna, Colombia, Turchia, Corea, Cile, Messico, Perù.


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