Blog


Alternativa come possibilità

Proponiamo di seguito il testo dell’intervento: “Alternativa come possibilità. Cercare, scegliere, custodire un modo di fare scuola con i libri”, tenuto da Marta Marchi durante l’Assemblea Nazionale di IBBY, lo scorso 8 giugno. Un modo per condividere e riassaporare parole e riflessioni.


Alternativa come possibilità e non come opposizione. Questo è il senso che ho voluto dare al mio intervento, dopo aver trascorso la mia vita professionale in una scuola che continua a scegliere di fare “adozione alternativa al libro di testo” da 40 anni, ossia dalla sua fondazione.

La parola alternativa è stata interpretata nel tempo come opposizione a un sistema ordinato, che prevede testi unici nelle classi. Di fatto, chi ha operato l’adozione alternativa al libro di testo, se non in rarissime eccezioni, lo ha fatto in ambienti di ricerca educativa e formativa senza ostacolare o criticare le scelte dei manuali e dei testi unici.
I docenti o i gruppi di docenti che la attuano sono ancora oggi delle minoranze, le quali, però, negli anni hanno saputo ottimizzare e portare a regime una scelta per nulla minoritaria nella sostanza, promossa e veicolata da professionisti che hanno elaborato pratiche, riflessioni e metodologie incisive nelle realtà territoriali, in cui hanno operato e operano.

Ecco lo stato dell’arte su tale scelta. Per quanto riguarda la normativa, le scuole primarie possono scegliere di non adottare il libro di testo e di acquistare con i fondi ad esso destinati materiale librario e mediale a scelta del team insegnante. In generale, con la nota 2581 del 9 aprile 2014, anche per gli altri ordini e gradi di scuola è possibile adottare “strumenti alternativi”, purché siano coerenti con il Piano dell’Offerta Formativa, con gli ordinamenti scolastici e con i tetti di spesa previsti dalla normativa per ogni classe. É più semplice farla alla scuola Primaria, perché ci sono le cedole librarie, che i Comuni destinano all’acquisto dei libri e che subito si possono convertire in un buono per acquistare i libri. Alla secondaria di I° e II° grado vanno coinvolti i genitori, perché l’acquisto dei libri lo fa direttamente la famiglia. Alla Secondaria di II° i docenti possono anche produrre in proprio alcuni tipi di libri, oltre che acquistarli. A questo proposito, diversi Istituti nel nostro Paese hanno organizzato iter formativi, da una parte per ridurre la spesa dei testi, dall’altra per produrre materiali più adatti ai percorsi progettati per gli alunni. Ma quest’ultimo è un argomento differente.

La nascita di questa pratica si situa attorno agli anni ’70 e ’80, ossia nel momento di grande trasformazione della scuola statale con i Decreti Delegati, il primo tentativo di dare un’ordinata e coerente attuazione ai principi della Costituzione della Repubblica Italiana. Di fatto i D.D. diventano un Testo Unico e, contestualmente con il D.P.R. del 31 maggio 1974 n. 419, è possibile avviare “Sperimentazione e Ricerca educativa”, “Aggiornamento culturale e professionale e costituzione dei relativi istituti”. É qui che si situano le realtà scolastiche che in questi anni, sollecitate dai cambiamenti non solo culturali, ma anche sociali ed economici, costruiscono percorsi di ricerca sperimentali. Nello stesso periodo va ricordata anche un’altra novità: tutta la normativa relativa all’integrazione dei bambini con disabilità.

È invece difficile, oggi, avere una mappa delle scuole che in Italia operano tale scelta. Esistono nel nostro paese alcuni sostenitori e promotori dell’adozione di testi alternativi. Il Movimento di Cooperazione Educativa ha elaborato un documento per il sostegno e la diffusione di questa scelta: “I quattro passi a scuola per una pedagogia dell’emancipazione: Democrazia-Ricerca-Le classi aperte-La Valutazione”. Uno dei passi è la biblioteca scolastica intesa come ricerca. Connesso a questo ente formativo e di ricerca didattica, anche l’Associazione Italiana Autori per Ragazzi (ICWA) promuove tale scelta. Con i libri è possibile costituire una biblioteca di classe, di scuola o entrambe.

La scelta dell’adozione di libri e di risorse anche mediali ha molto a che fare con la ricerca. Ricerca intesa come orientamento dei testi da scegliere e organizzare, in modo tale da rendere spazi e risorse facilmente fruibili dagli alunni: il famoso scaffale aperto, accessibile e rispondente alle richieste. E ricerca come pedagogia e didattica attive, in grado di rendere i soggetti capaci di pensare in maniera riflessiva e critica, di cooperare e di partecipare in progetti collettivi (costruzione della polis).

In tale sistema formativo al centro non vi è l’insegnamento, piuttosto c’è l’apprendimento. Essere immersi in uno spazio costruito per l’apprendimento, come la biblio-media-teca, significa avere metodologie per ricercare le risposte alle domande conoscitive, tenendo allo stesso tempo presenti sia il fine, che i mezzi. Ciò significa valorizzare gli strumenti e le risorse utilizzate e l’intero processo che, più in là, in età adulta, sosterrà la formazione continua.

L’insegnante in questo assetto diventa facilitatore, mobilita gli allievi, li fa diventare protagonisti della ricerca, alternando momenti di indagine e di esplorazione, a momenti di formalizzazione e di comunicazione. Tale scelta porta a differenziare la didattica, offrendo agli allievi e ai gruppi che si compongono diverse possibilità e prospettive. Una sorta di laboratorio continuo nel quale la vita di classe e di scuola produce, oltre che i saperi e le competenze, anche basi di democrazia costruita lungo il percorso.

Questa prassi promuove e sviluppa competenze, come imparare a pensare, argomentare e discutere, riconoscere sé e l’altro da sé.
Lo spazio e le risorse utilizzate sono importantissimi. In questi percorsi attivi non c’è differenziazione intesa come separazione tra aula (attività teoriche) e laboratorio (attività pratiche); tra dentro l’aula e fuori aula; tra dento la scuola e fuori la scuola. La didattica attiva, le metodologie inclusive, lo studio e il confronto continuo sono le basi fondanti di questa scelta, le basi che la rendono forte.

Bruno Munari diceva che la scuola è una comunità di ricercaTullio De Mauro aggiungeva che la scuola è una comunità che sovverte l’ordine naturale basato sulla competizione, creando la possibilità di un ordine diverso dove tutti sono più ricchi di libertà e di vita. Dunque, anche la valutazione in questo ambiente educativo cambia.

La mia esperienza si situa negli anni ’80, in una zona limitrofa al centro della città di Padova, quartiere significativo per la presenza di scuole di ordini e gradi diversi, del Centro Medico Psico-Pedagogico (CMPP), dell’allora Ospedale Psichiatrico che ha appena aperto le sue porte . Qui un gruppo di insegnanti, genitori e operatori sanitari decide di aprire una scuola dentro al luogo della debolezza, del limite, ossia dentro il CMPP, e avvia una sperimentazione: 1 bambino con sindrome psicotica o di autismo in un gruppo di 15 bambini normodotati. Negli anni successivi si passerà dalla concezione di inserimento di bambini con handicap (uso qui un linguaggio che in quel momento si usava) alla concezione di integrazione. Nell’82 viene istituita la figura professionale dell’insegnante di sostegno, nel ‘92 si inizia a parlare di inclusione. Il gruppo che inizia la sperimentazione individua tre elementi fondamentali, che diventeranno le caratteristiche di questa scuola: tempo pieno (tempo in grado di permettere l’apprendimento a tutti), il laboratorio come metodologia, l’adozione alternativa al libro di testo.

La biblioteca e la scuola trovano soluzioni ai differenti problemi che negli anni si presentano, adattandosi con una certa flessibilità ai cambiamenti sociali relativi alle problematiche emergenti: emigrazione, forme nuove di analfabetismo, disabilità differenti, difficoltà negli apprendimenti (bambini con BES definiti oggi). Nel 1999 la piccola biblioteca viene inclusa nella graduatoria del Programma Ministeriale per la Promozione delle Biblioteche Scolastiche e, proprio per le scelte fatte dalla scuola nel corso degli anni, è possibile ampliare e ridefinire spazi e risorse esistenti.

Presso la scuola Arcobaleno di Padova, l’adozione si sviluppa per azioni successive, che coinvolgono tutti i docenti, i bambini, i genitori. Suddividendola a tappe potrebbe essere così descritta: uscita delle classi nei luoghi del libro, librerie, fiere, mostre. In questi luoghi si apprezzano e valutano i libri. Preventivamente la maestra va in libreria, ciò significa che le maestre frequentano le librerie.
Nel momento dell’arrivo dei nuovi libri a scuola, c’è il trattamento delle risorse. Questo significa che in un percorso graduale, i bambini arrivati in quinta sapranno orientarsi all’interno della classificazione, conosceranno la collocazione dei libri, sapranno operare lo scarto e proporranno i nuovi titoli per i compagni delle classi. Con il tempo, orientandosi tra le risorse, impareranno a trovare il libro adatto a loro per la lettura, quello che in quel momento risponde ai loro desideri, passioni e immaginari; impareranno a fare ricerca, a consultare il catalogo, gli indici, le notizie informative. Questo avrà poi molto a che fare con la ricerca nel web.
Le risorse, una volta acquisite, si utilizzano nei due grandi filoni: lettura, fino a diventare accaniti lettori e IL (Information Literacy), cercare informazioni per produrre nuova conoscenza.

Molte sono le attività relative alla lettura: lettura regalata da un adulto o dai compagni già esperti. Lettura come riconoscimento e decifrazione dei simboli, dei codici, delle informazioni. Lettura personale, strumentale e riflessiva, lettura di “sottobanco”. Lettura collettiva di un’opera. Lettura animata, ossia semplice lettura rappresentata oppure messa in scena di opere letterarie e non.

Il secondo filone riguarda la Ricerca informativa (IL), realizzata attraverso tutto quanto oggi esiste come risorse e supporti, come spazi e piattaforme. Ma aggiungerei «ricerca con metodo». Non una ricerca facile per ottenere subito un artefatto qualsiasi, ma una ricerca informativa, in grado di produrre una metodologia applicabile anche in futuro a qualsiasi ricerca.

Vi sono poi le «iniziative», che potremmo definire esperienze extra-quotidiane. Le classi o l’intera scuola aderisce a diverse iniziative di promozione alla lettura e lo fa a partire dalle risorse che possiede e dalle reti che nel tempo ha tessuto con il territorio, le librerie e le agenzie formative.

La scuola partecipa al Premio Strega Ragazze e Ragazzi dalla sua prima edizione. L’adesione è un’occasione per conoscere in poco tempo, ma in maniera approfondita opere e autori. Serve soprattutto per offrire metodi di lettura e di analisi dei romanzi, di opere letterarie di una certa complessità. Quest’anno con una classe terza si sono costituiti cinque gruppi e ciascun gruppo ha letto integralmente l’opera, l’ha analizzata, ne ha fatto una ricostruzione narrativa attraverso le tavole del kamishibai: 5 opere, 5 narrazioni, che resteranno alla scuola e potranno essere utilizzate in altre classi e circostanze. Lo scorso anno invece con una classe quinta con alta frequenza di bambini con lingua madre diversa dall’italiano, si è usato il linguaggio radiofonico, ossia si è puntato sull’oralità e la lettura da alta voce. Sono stati progettati e attuati laboratori a classi aperte sulla nostra Costituzione e la biblioteca si è arricchita con l’adozione della bibliografia BILL.

Dunque, adozione alternativa significa una comunità al lavoro, raccolte di qualità, personale preparato, formazione continua, sviluppo del pensiero critico e creativo nei ragazzi. Significa anche poter affrontare temi rilevanti, quali l’identità o le pari opportunità; applicare curricula che le insegnanti hanno via via raffinato; avere una didattica rispondente alle diverse necessità, a volte innovativa; favorire l’acquisizione di competenze, che i bambini utilizzeranno, anche successivamente nel loro percorso di studio. Promuovere un accesso autonomo e consapevole alla conoscenza; competenze bibliografiche e competenze biblioteconomiche, ovviamente rapportate alle età. Permette anche di coinvolgere i genitori, sia nella scelta, che nei percorsi educativi e formativi. Permette di promuovere, in rete con le agenzie del territorio, una formazione continua.

L’adozione alternativa e la biblioteca che si costituisce, che sia di classe o di scuola, promuovono forme di cura e di relazione, azioni cooperative e facilitatrici, aspetti base per una comunità educante. Fare questa scelta significa esercitare appieno l’essere cittadino, riconoscere un bene e restituirlo alla collettività. I libri e le risorse non diventano private, ma restano alla scuola come patrimonio per tutti, rimangono alla collettività, allo Stato.

Infine, penso che la scuola abbia bisogno di bellezza. L’adozione di libri di alta qualità, la costituzione di spazi e di setting educativi adatti, promuovono lo star bene a scuola e portano il bello.


Marta Marchi

Docente, media educator e formatrice. Si occupa di biblioteca scolastica intesa come motore e fulcro delle attività didattiche e formative. I linguaggi mediali come la fotografia e la radio sono utilizzati per restituire parola e senso nella diversità di culture, idiomi, tradizioni e riferimenti etici. Ama i libri, imprescindibili per l’insegnamento e per la formazione culturale dei ragazzi e delle loro famiglie. Socia di IBBY Italia, fa parte di MiLEGGI. Diritti ad alta voce. Promuove Bill Biblioteca della Legalità nelle scuole e nelle biblioteche.


Condividi

Ti potrebbe interessare anche

Compiti per le vacanze


18 Luglio 2019

Al mercato


4 Luglio 2019
Sostieni IBBY Italia!
Fai una donazione
Consiglia agli amici
Condividi sui tuoi social