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Al mercato

Con uno sguardo e una prospettiva ad altezza bambino, Eva ci conduce “Al mercato“. Dopo essersi persa “In spiaggia” e aver incontrato, osservando in modo attento e acuto, un’umanità varia con abitudini e vezzi propri, è in città che la piccola protagonista non passa solo e frettolosamente accanto al mercato, ma vi entra e lo vive, con un tempo tranquillo che i piccoli fastidi invernali e i ritmi lenti della nonna dilatano.

La città ha spazi infiniti, posti nuovi anche se usuali, che nel ritmo quotidiano poco si colgono. Il mercato è uno di questi. Rappresenta spesso per i bambini, che generalmente sono a scuola nelle ore in cui è aperto, una vera e propria scoperta, una città nella città. Con regole precise, modalità di comunicazione affascinanti e una circolazione che non prevede di fermarsi col semaforo rosso e di non stare in mezzo alla strada. E una moltitudine di oggetti e cibo da far girare la testa. Chissà che in quel tanto non si possa trovare anche qualcosa per sè, oltre al regalo per la zia Ada, dei nuovi guanti e un pigiama per la nonna, un “coso” elettrico di chissà quale utilità!

In quel grande negozio a cielo aperto le persone diventano un gruppo in cerca, muovono gli occhi, si spostano grazie alle orecchie, trovano, affondando le mani. Cercare, questo è lo scopo che hanno tutti al mercato, come in una specie di grande gioco, una caccia al tesoro, dove ognuno ha ben in mente il tesoro che vorrebbe trovare, con possibili sorprese in ogni banco. Ma è ad altezza bambino che il mercato diventa un diamante dalle molteplici prospettive. I vestiti appesi, che svolazzano all’aria e che devi guardare dal basso verso l’alto e immaginarli indosso a re, regine, al sindaco, alla nonna, a te. Non è esercizio così banale quando sono lunghi, lunghi e larghi al fondo, ma piccolissimi in alto o tanto distanti da non poterne cogliere i particolari come si vorrebbe. Arrivare ad altezza di bancarella significa trovarsi a mettere il naso in una scarpa che aspetta il suo piede e annusarne il pellame, che ha quell’odore di nuovo. Tirare, dice la nonna, cercare e poi estrarre tirando. Ma estrarre dall’alto non è come tirare in orizzontale, è molto più faticoso ed è meno visibile ciò che potrebbe risultare essere il tesoro, quel tesoro. Non basta pescare dal mucchio e scuotere leggermente per liberare una camicia da un pullover, bisogna puntare i piedi e tirare forte verso di sé.

Spostandosi tutti in orizzontale, come figurine ritagliate in un teatrino, si pare legati da un filo, nessuno va così lontano, si è tutti lì col naso tra i banchi. E poi cercando, trovare. Trovare pezzi di persone: gambe singole, i cui piedi indossano calzini diversi, busti che han perso braccia e gambe, teste con capelli colorati e teste coi capelli in fila sul banco. Pezzi: capelli, ciglia, unghie e attrezzi tra i più disparati, dai nomi improbabili oppure senza nome proprio. E dopo questo tripudio di oggetti da toccare, immaginare, tirare, osservare, indovinare con occhi, orecchie e mani, impegnatissimi, finalmente il cibo. Qui anche la bocca è coinvolta in quei piccoli assaggini che restano a memoria di un’infanzia, di quel giro al mercato, con la nonna dopo una settimana di febbre o raffreddore.

Susanna Mattiangeli, illustrazioni di Vessela Nikolova, Al mercato, Topipittori


Marina Petruzio

Studiosa di letteratura per l’infanzia, da sempre appassionata di storia dell’arte e del costume, di visivo, materie strettamente legate alla sua formazione. Membro del collettivo “Libri Calzelunghe...letteratura per filo e per segni”, gruppo informale di discussione e scrittura attorno alla letteratura per l’infanzia e per ragazzi e alla promozione della lettura.
Dal 2013 collabora con la rivista Luukmagazine, dove si occupa di una rubrica, Leggere insieme, dedicata agli albi illustrati.
Membro di IBBY Italia dal 2013.


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18 Luglio 2019
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