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Katitzi

Anche Katarina Taikon (1932-1995), ricordata in Svezia come attivista e leader del movimento per i diritti civili, è stata bambina. Una bambina svedese. Una bambina svedese rom, nata in un’epoca in cui, ci ricorda la figlia Angelica:

“I rom venivano perseguitati: non potevano abitare negli appartamenti o nelle case e nemmeno andare a scuola. Erano costretti a vivere ogni giorno con la paura che qualcuno li cacciasse dal loro campo, attaccasse briga o semplicemente li trattasse male.”

Fu così che la Taikon imparò a leggere e scrivere da adulta, diventando la scrittrice che possiamo apprezzare in Italia, grazie alla preziosa collana Miniborei della casa editrice Iperborea, che non ha sbagliato un singolo titolo, aggiungendo una perla all’altra senza soluzione di continuità.

Katarina Taikon si è adoperata con successo, come attivista, per migliorare le condizioni del suo popolo: anche grazie al suo impegno, i rom hanno ottenuto il diritto alla casa e all’istruzione.

Tra le varie forme di lotta, la Taikon si fece forte delle parole attraverso la letteratura, rivolgendosi ai bambini:  convinta che l’unico modo per sconfiggere i pregiudizi fosse rivolgersi a loro, scrisse la serie di Katitzi, basata sulla sua vita. 

Come Jella Lepman, scelse di fare leva sulla forza dell’infanzia per migliorare il mondo e riparare alle ingiustizie: operazione riuscita, perché la leggerezza che attraversa la storia diventa pura potenza generativa, da diffondere con zelo.

In Italia i testi sono accompagnati dall’interpretazione visiva di Joanna Hellgren, illustratrice, grafica e fumettista svedese, già ospite nel 2013 della Bologna Children’s Book Fair in rappresentanza della Svezia, più volte esposta in Francia, Italia, Olanda, Belgio.

La traduzione a quattro mani di Laura Cangemi e Samanta K. Milton Knowles ci restituisce un flusso scorrevole, che vede confluire leggerezza e profondità in un percorso narrativo cangiante.

Nel capitolo “Katitzi vuole andare a scuola”, contenuto nel libro con cui si apre la serie, che fu pubblicata con grande successo tra il 1969 e il 1980, l’autrice ricorda che aveva otto anni – e dieci sua sorella Lena-  quando chiesero di essere accolte in una scuola:

“(…) come posso aiutarvi?” domandò il direttore Blom. “Ecco, riguarda l’iscrizione a scuola. Ci fermeremo qui per un bel periodo, e così ho pensato che le bambine potrebbero approfittarne per imparare a leggere e scrivere”. [rispose il papà]. “Prima dove andavano a scuola?”chiese il direttore. “Non sono mai andate a scuola. Non ci siamo mai fermati a lungo in un posto e perciò era impossibile. Ma adesso dovrebbe andare bene”, rispose papà Taikon. “Be’, vorrei davvero aiutarvi, ma purtroppo non posso. Non è per cattiveria, perché mi piacerebbe molto avere le sue bambine qui da noi. Ma non è proprio possibile.”Katitzi si irrigidì. Cosa intendeva? Cattiveria, piacerebbe, purtroppo? Voleva dire che non potevano andare a scuola? Papà Taikon guardò a lungo il direttore, poi disse: “Sarebbe così gentile da spiegarmi perché non possono frequentare la vostra scuola?”. Il direttore si contorse e diventò tutto rosso in faccia. “Signor Taikon, non credo sia opportuno parlarne davanti alle piccole. Forse è meglio che aspettino in sala d’attesa mentre noi adulti affrontiamo la questione”. “Oh no. La questione riguarda loro, e devono sentire perché non possono andare a scuola. Glielo deve spiegare.”

Papà Taikonsi si era alzato in piedi, stava a gambe larghe davanti al direttore e non pareva più intimidito. “Per quanto mi rincresca, non posso lasciare che frequentino questo istituto. Deve capire che avrei troppi problemi con i genitori degli altri alunni. Signor Taikon, le assicuro che ritirerebbero i loro figli se ammettessi a scuola le sue bambine.

Purtroppo l’attualità mostra il persistere di violente forme di discriminazione, che affondano nell’ignoranza: occorre fare cultura su chi sono rom e sinti, smontando lo stereotipo, per educare uno sguardo interessato alle singole persone e non ad un teorico e indistinto gruppo.

La letteratura ci permette di coltivare la curiosità e di conoscere i desideri, i sogni, le piccole cose che riempiono le tasche delle persone, le battute leggiadre tra amici, gli oggetti trovati e raccolti, le azioni ripetitive che scandiscono le giornate: questo fanno i libri di Katitzi\Katarina: raccontano storie ordinarie e straordinarie, di giochi  e risate, incombenze e problemi, abiti e animali, di  famiglie e conoscenti. Le giornate vere di una bambina vera, nata da padre rom e madre svedese.

Katarina Taikon  riposiziona lo sguardo del lettore sulle piccole cose e fa riflettere sulle grandi, permette di curiosare tra le tasche dei bambini e camminare con loro in mezzo alle avventure quotidiane, ricordando che ciascuno sceglie che tipo di persona desidera essere, ogni giorno, in ogni incontro.

Il 19 giugno arriverà in libreria il secondo racconto della serie: “Katitzi e il piccolo Swing”, che ci accompagnerà nel 1940, tra i sorrisi che illuminarono l’oscurità di un mondo in guerra, in cui andarono esacerbandosi le violenze: non solo furono negati a Katarina Taikon l’istruzione, la casa e un campo stabile in cui permanere, ma anche la necessaria carta annonaria. Eppure, ancora una volta, non è il dramma a prendere il sopravvento nel racconto, ma la gioia con cui celebrava ogni occasione di fare come le pareva, lontano dal controllo degli adulti.

L’editore anticipa che, anche nel secondo volume, la nostra Katitzi vive una vita allegra e avventurosa: tra raduni familiari a cui partecipano quasi cento parenti di ogni ordine e grado, trasferte in città con la sorella Lena per vendere i catini zincati di casa in casa, salvo poi dimenticarsi del loro compito e passare le serate al cinema.

Katarina Taikon, Katitzi, Iperborea

Katarina Taikon, Katitzi e il piccolo Swing, Iperborea


Francesca Romana Grasso

Pedagogista, dottore di Ricerca in Scienze dell’educazione, studiosa di Letteratura per l’infanzia, si occupa dal 1996 di formazione, progettazione e consulenza in ambito educativo, sociale, sanitario e culturale. Conduce progetti formativi ed eventi nell’ambito della promozione della lettura, in particolare bibliotecari, librai, insegnanti, educatori. Collabora con riviste e blog di settore. Presiede l’associazione Edufrog aps. Curatrice di eventi e iniziative culturali quali il Festival per l’infanzia e le famiglie Family care (Brescia) e il concorso internazionale Illustrazioni in movimento, accompagna la nascita di gruppi di lettura (Liberabimbi, gruppo di lettori volontari in pediatria e Leggiamo insieme? presso la biblioteca comunale di Buscate). Ha scritto a quattro mani con Alice Gregori un Manifesto di Alleanze educative e di cura (www.educative.it) e coordina le attività di ricerca, formazione e scambio che intorno a esso si animano.


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