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El pájaro enjaulado. Una parabola di Van Gogh

L’ultima lettera, di quella lunga corrispondenza che conta 600 scritti indirizzati al fratello Theo, Vincent Van Gogh non la terminò mai. Si racconta che fu rinvenuta nelle sue tasche incompiuta, il giorno in cui lo trovarono in quel campo di grano, uno dei tanti, nella regione francese di Auvers-sur-Oise. Era l’estate del 1890 e la sua vita terminava lì, a 37 anni.

Per dieci lunghi anni il fratello Theo fu sponda a quella pazzia, che il pittore considerava sana per l’arte, aiuto psicologico, emotivo nonché finanziario. Tra tutte le lettere che Vincent gli indirizzò ce n’è una che Javier Zabala, illustratore spagnolo, ha deciso di raccontare per immagini e quindi di dedicarle un albo.

El pájaro enjaulado (in italiano: L’uccello in gabbia) è una metafora sull’importanza, sulla preziosità della libertà per gli esseri viventi, una libertà che deve essere fisica e mentale.

La lettera narra di un piccolo uccello, che alcuni avevano chiuso in gabbia, affidando a dei bambini la sua cura, affinché non gli mancasse nulla. Libertà a parte. L’uccellino aveva così tempo per guardare, osservare e da dietro le sbarre riflettere: una città colorata là fuori era in fermento, uomini e donne vi si muovevano, fuori dall’uscio le donne coi grembiuli bianchi, allacciati in vita, parlavano o sedute si riposavano, al parco si giocava con i bambini, nelle piazze si ristoravano e ritrovavano a gruppi, confrontandosi, chiacchierando, mentre tutt’attorno altri uccelli, liberi, conducevano la loro vita, che trovava scopo e bellezza nel ciclo vitale e nelle stagioni.

A cosa poteva servire un animale in gabbia? Lui che non poteva più volare, non poteva costruire un nido in quel via vai operoso che solo gli uccelli hanno, quando la natura preme, dopo il periodo degli amori perché si depongano le uova, si dia vita a una nuova vita, che si educherà a volare, a procurarsi cibo, sino alla stagione degli amori, andando e ritornando da paesi lontani. A un uccello in gabbia si è rubato l’istinto, il compito per il quale era stato creato, esposto ai commenti, anche insultanti, di chi lo credeva beato in una gabbia d’oro: un fannullone. Nessuno può capire ciò che sente il prigioniero, in apparenza, scrive Van Gogh, tutto va bene, ma in realtà non gli resta che sbattere forte la testa contro le sbarre e sperare di morire. Là fuori a qualcosa anche lui sarebbe servito.

Le ultime righe Van Gogh le dedica così all’amore. A quell’amore che, se c’è, rompe la prigionia, cancella le sbarre, apre varchi. L’amicizia, l’affetto, una profonda fratellanza generano quel rispetto che, chi non ha, è destinato a morire. Di metafora in metafora Javier Zabala vuole che il bambino si prenda cura dell’uccellino, un po’ umano, un po’ Pinocchio, lo traveste con un naso a punta che gli lega dietro la nuca e un cappello a cono di carta, che gli pone in testa. E lo rappresenta tre volte, sempre di profilo, un enorme occhio aperto sul mondo osserva. Ma esiste quella gabbia o è dentro la sua testa la vera prigionia? Sino a quell’ultima lacrima, racchiuso in un contorno che pare una finestra, dietro i campi, il bambino, un po’ Pinocchio, un po’ burattino, piange l’uccellino volato.

Un albo forse non sempre semplice, un inno alla libertà con un accento sulla schiavitù, sia essa fisica che mentale, egregiamente illustrato.

El pájaro enjaulado, su un testo di Vincent van Gogh, con le illustrazioni di Javier Zabala,
tradotto in spagnolo da Alejandro Garcia Schnetzer, edito dal Grupo Editorial Luis Vives – Edelvives, 2013.


Marina Petruzio

Studiosa di letteratura per l’infanzia, da sempre appassionata di storia dell’arte e del costume, di visivo, materie strettamente legate alla sua formazione. Membro del collettivo “Libri Calzelunghe...letteratura per filo e per segni”, gruppo informale di discussione e scrittura attorno alla letteratura per l’infanzia e per ragazzi e alla promozione della lettura.
Dal 2013 collabora con la rivista Luukmagazine, dove si occupa di una rubrica, Leggere insieme, dedicata agli albi illustrati.
Membro di IBBY Italia dal 2013.


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