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Quando le mamme non hanno voce… giornata internazionale della Lingua Madre

Se parli a qualcuno in una lingua che conosce, puoi raggiungere il suo cervello.

Se gli parli nella sua lingua madre, puoi raggiungere il suo cuore.

(Nelson Mandela)

Succede a volte che le mamme e anche i papà non abbiano voce, che la lingua della casa diventi muta e perda valore. I racconti non fluiscono più e le parole cessano di legare il prima al dopo, l’altrove con il qui-e-ora. Succede che la migrazione crei una frattura nel passaggio tra le generazioni, nella conversazione familiare, nella narrazione dai grandi ai più piccoli. La lingua materna diventa allora marginale, nascosta, legata a un’appartenenza che provoca fatica e sofferenza.

La lingua madre è per tutti noi la lingua del cuore, delle emozioni e degli affetti. Per un bambino, è la lingua delle coccole, dei giochi, delle ninne nanne, della complicità e dei primi racconti. Contiene le parole che sussurrano, consolano, sgridano, rassicurano, insegnano. Il codice materno permea profondamente la nostra storia e l’immagine del mondo che, grazie ad esso, noi ci costruiamo. Non è dunque “un guanto, uno strumento usa e getta. Essa innerva la nostra vita psicologica, i nostri ricordi, associazioni, schemi mentali”, come scrive Tullio De Mauro.

Ma cosa succede alle lingue materne dei bambini che hanno una storia di migrazione? Quando entrano a scuola, la loro lingua improvvisamente scompare dai luoghi dell’incontro e spesso viene chiesto di dimenticarla e metterla da parte per accogliere le nuove parole. Il messaggio implicito o esplicito che viene inviato è dunque di svalorizzazione: “se non sai l’italiano, non sai, in generale”.
La padronanza di più lingue, qualunque esse siano, amplia invece le frontiere delle possibilità e il mondo si allarga di conseguenza, dal momento che “ogni lingua dice il mondo a modo suo”.
Ogni lingua vale e la “prima” lingua che si acquisisce nell’infanzia non ostacola i successivi apprendimenti, ma, al contrario, apre a nuovi linguaggi e apprendimenti.

Il 21 febbraio 2019 si celebra la giornata internazionale della lingua madre e può essere l’occasione per conoscere, riconoscere e valorizzare le lingue di tutti i bambini. Lo possiamo fare invitando mamme, papà, nonni a regalare a tutti i bambini una piccola storia nella loro lingua madre (sia essa dialetto, lingua minoritaria, lingua d’origine), tessendo così un filo di narrazioni, che hanno accenti e suoni diversi, ma che raccontano tutte l’allegria e la scoperta, lo stupore e l’avventura, la paura e il coraggio.

Si può attingere al catalogo MammaLingua: libri per bambini in età prescolare in sette lingue, realizzato da Nati per Leggere Lombardia e IBBY Italia. Una bibliografia e un progetto che cercano di creare ponti e crocevia di storie, occasioni di trasmissione e di passaggio da una lingua all’altra.
Occasioni durante le quali tutte le mamme e i papà possono ritrovare la loro voce e bambine-i possono scoprire che le lingue delle storie sono molteplici e non hanno confini.


Graziella Favaro

Si occupa di temi interculturali e linguistici, legati alla migrazione, nei servizi educativi e nelle scuole. Ha fondato il Centro COME (www.centrocome.it); dirige la rivista online SESAMO (www.sesamonline.it) di Giunti e la collana universitaria di Pedagogia interculturale “La melagrana” delle edizioni Franco Angeli. Cura la collana di fiabe bilingui “Storie sconfinate” di Carthusia.


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9 Settembre 2019
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