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Julián è una sirena

Julián è un bambino e ama le sirene. Julián è un bambino molto fortunato, ha una abuela meravigliosa.
E Jessica Love, nomen omen, è un’autrice che sa raccontare le relazioni e i sentimenti.

Julián è una sirena“, albo illustrato uscito per i tipi italiani di Franco Cosimo Panini, è un libro semplice, diretto e di grande respiro lirico. Perfetto per la fascia 3-6 anni, ma adatto anche a più grandi, potendo maggiormente entrare nelle pieghe del suo messaggio sulla ricerca della propria identità.

La storia si racchiude in una porzione di giornata; inizia su un treno: un bambino e una nonna stanno tornando a casa, e lui vede (incredibilmente?!) delle sirene. Tra l’altro, ha un libro aperto sulle gambe e, un po’, ci vedo un omaggio al mondo dei libri, un po’ forse la porta che apre al mondo visionario in cui Julián sta per tuffarsi. Inutile dire che il bimbo resta incantato e in ammirazione delle tre donne-pesce, lì, di fronte a lui, nel suo stesso vagone.

Le scene successive, tre doppie pagine prive di testo, raccontano di un sogno ad occhi aperti: Julián si tuffa in acqua, liberandosi dei vestiti, viene circondato da uno banco di pesci multicolore e si trasforma in una sirena, nuotando libero e avvolto da una chioma che si allunga, come per magia. L’incanto si interrompe, quando il treno arriva alla fermata in cui la nonna lo prende per mano e lo porta a casa. Tra i due si crea un’intesa e il bambino le confessa di sentirsi lui stesso una sirena.

Resta solo, la nonna si assenta per una doccia (il tema acquatico la fa da padrone in ogni dettaglio) e parte la metamorfosi casalinga. Ancora una volta, senza bisogno di molte parole, alcune pagine con sequenze paratattiche, tanto tipiche del fare albi illustrati nel mondo anglofono, mostrano Julián spogliarsi, crearsi un fantasioso copricapo di alghe con una pianta della nonna, staccare una tenda e ricavarne una coda da sirena. Julián si sente certo speciale a quel punto, nel mostrarsi alla sua abuela che torna in scena, ma lei sembra non prestargli alcuna attenzione. Si coglie un velo di disillusione nel bambino, quando la nonna, per un momento, scivola dietro le quinte, fino a che ritorna vestita a puntino e con una bella collana rosa (forse di corallo) che regala al nipote. Si prendono per mano e lei lo guida nell’incanto finale: una passeggiata verso la spiaggia che diventa scenario di una parata di creature marine, un sfilata festosa di persone travestite da sirene, polpi, pesci, calamari…

Un accento particolare sulla progettazione di questo albo, che, in maniera raffinata, inizia e termina la sua narrazione nei fogli di guardia, quei fogli che nell’anatomia del libro, hanno la funzione di ancorare i fascicoletti degli interni, tra loro cuciti, alla copertina cartonata. I risguardi ci raccontano dunque il prima e la vera fine di questa storia: Julián e la nonna arrivano dalla piscina su quel vagone di treno. Il bambino era stato a fare il bagno con la nonna e alcune sue amiche. La storia termina, dopo la parata, in un altro bagno, questa volta in mare: con abuela, ci sono le amiche dell’inizio e, ovviamente, Julián. La metamorfosi è compiuta e tutte le creature rappresentate si sono trasformate in vere sirene!

È più lungo e macchinoso cercare di riassumere questo libro, che leggerlo e guardarlo. E questo l’ho concretamente sperimentato, avendo la possibilità di occuparmi di promuovere l’albo, in una serie di librerie, con gruppi di bambini (di età anche piuttosto varia) accompagnati dai genitori.
Normalmente termino la lettura, raccontando che la storia è molto probabilmente (ma chi potrà dirlo veramente?) una finzione, mentre quello che sappiamo di sicuro è che Jessica Love si ispira alla manifestazione annuale della Coney Island Mermaid Parade.

Parlare di questa festa del travestimento, mi serve per introdurre il laboratorio che faccio seguire alla lettura di questo albo, sulla creazione di maschere di animali. Questo non certo per negare il tema forte del libro, ma per sfiorarlo e giocarci attorno con un pizzico di creatività, trovandomi di fronte un gruppo di bambini che non conosco e che vedrò solo in quell’occasione, per cui non mi sentirei mai di addentrarmi in temi più “forti”.

Si tenga presenta che la parata di Coney Island, ha un forte legame con l’ambiente artistico della zona in cui nasce, che si manifesta gioiosamente nell’invenzione di un evento e nella costruzione dei travestimenti, per avvicinare questa zona periferica di New York all’attenzione dei concittadini e dei turisti. L’arte che aggrega e che si prende cura di un territorio, come spunto di riflessione sociale, credo sia un’azione potentissima; su questo cerco di focalizzare, nel mio piccolo, il laboratorio.

Ma altri temi potrebbero essere sviluppati da questo libro: perché non partire da qui per parlare di acqua, ambienti acquatici, natura? O acqua e dimensione onirica ancestrale? O anche di famiglia e relazioni? O anche di corpo, come quello vestito e svestito della nonna e delle amiche, al di là dei canoni stereotipati di bellezza e giovinezza che il nostro quotidiano ci impone come unica possibilità?

Certo, non dobbiamo negare che il tema forte e trainante, per cui bisogna dire che, ancora una volta, c’è stato un editore coraggioso nel pubblicare un progetto come questo oggi in Italia, è quello del genere, che io chiamo proprio così: (educazione o cultura sulla riflessione del tema) genere, come lo si chiamava già vent’anni fa, senza che si alzassero dita per indicare all’oscenità e all’inopportunità dell’argomento e su cui insegnati, educatori e figure di esterni, come sono io e molti altri colleghi nel proporre progetti per bambini, tanto hanno fatto. La mia riflessione, dopo molti anni di laboratori, dopo tanti anni di progetti con scuole, biblioteche ed editoria, è che la società di oggi sui temi del “genere” versus “infanzia” stia facendo dei giganteschi passi indietro, ecco perché libri come questo sono preziosi: sono schietti e leggeri, chiari nella loro naturalezza e poetici. Dunque, nelle mani di chi vorrà veramente indagare il discorso sull’identità, questo libro potrà essere uno strumento in più.

Vorrei concludere con tre osservazioni, nate dal lavoro “attorno” al mondo della scuola e dei libri, e a questo libro in particolare:

  1. in tutte le scuole dell’infanzia in cui sono stata, ho sempre trovato tra i “giochi liberi” (e preferiti dai bambini) quello dei travestimenti, dove, nell’osservare i modi del gioco, i ruoli tipici più frequenti e “normalizzati” di genere possono anche saltare completamente senza alcun problema da parte dei bambini (secondo il vecchio adagio per cui “la malizia è negli occhi di chi guarda”, se chi guarda non ne ha , tutto scorre senza intoppi);
  2. leggendo il libro, nessun bambino ha mai detto cose del tipo “lui è un bambino, perché diventa una sirena?”, è sempre stato il gioco dell’avventura in acqua, del diventare qualcosa d’altro che ha prevalso ogni volta;
  3. nessun genitore, di quelli che ho incontrato, ha mai avuto qualcosa da ridire sul tono del libro e sui suoi temi, anzi, la cosa che ho notato da parte degli adulti presenti è come siano molto spesso rimasti rapiti dalla figura della nonna, cioè, aggiungo io, quella grande figura materna, essenziale e enormemente affettiva, che tutto capisce e tutto lascia che sia, sapendo aggiungere un tocco di realismo magico ad una giornata di ordinaria quotidianità con suo nipote.

(fotografie di Elena Baboni)


Elena Baboni

Formatasi come restauratrice a Firenze, si appassiona alla pittura, alla decorazione, alla ceramica, all’illustrazione, alla grafica. Da gennaio 2018 ha creato con due partner francesi l’agenzia letteraria The children’s book factory, che rappresenta la vendita di diritti all’estero di alcuni piccoli editori e, soprattutto, si occupa di elaborare progetti editoriali originali inediti. È stata editor e direttore artistico di Fatatrac dal 2010 al 2017. Si occupa di didattica artistica, progettando e eseguendo laboratori manuali e artistici per bambini dagli 0 ai 99 anni di cui racconta sul suo blog e su blog e riviste, come fa per Giunti Scuola.


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9 Settembre 2019
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